SOTTOMESSO AL MIO CAPO RACCONTI GAY HOT

Chi di voi ha mai sognato di avere una relazione hot con il proprio capo? Questa storia esplora proprio questa situazione!

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Afferrò il capo per le gambe, per sostenersi meglio, e prese a strusciare le labbra contro il pene. Si accorse subito che quest’ultimo stava diventando sempre più grosso e pulsante, e istintivamente estrasse la lingua.

Non sapeva bene come procedere, così cominciò a leccare ovunque, finchè ad un certo punto, il membro trovò naturalmente la strada per la sua bocca,e penetrò all’interno. Sentì che il capo faceva dei versi di piacere, e si accorse che anche il suo pene stava cominciando a diventare duro. Era stranissimo, ma decise che era stupido metterlo in dubbio. Se il suo pene era contento, allora voleva dire che doveva esserlo anche lui.

Il capo gli passò le mani dietro la testa, e la afferrò saldamente. Poi cominciò a spingere con tutto il bacino, occupando al massimo il volume della sua bocca, e arrivando a penetrargli la gola.

Carlo si sentiva completamente pieno, e avvertiva che l’altro stava godendo molto. Cercò di far lavorare la lingua, ma si rese conto che era bloccata di lato dall’enorme presenza nella sua bocca, schiacciata contro il lato interno della guancia.

Avvertì una sensazione di bagnato, mentre il capo continuava a spingere, sempre più rapidamente. Gli massaggiava il retro della testa con le mani, e in quel momento lui si sentì totalmente soggetto all’altro, ancora più di prima.

<<Lecca tutto, troia>> gli sussurrò il capo, e in quel momento avvertì l’esplosione.

Quasi venne spinto indietro per la potenza, e si sentì inondare dal liquido caldo, che lo invase completamente, cercando subito la via per la sua gola.

Si sentì mancare il fiato, e gli venne da tossire, ma lo sperma stava già scendendo lungo la sua gola.

Il capo si staccò da lui, e lo osservò con aria soddisfatta.

Carlo si stava rialzando, quando l’altro gli diede alcuni schiaffetti sulla guancia.

<<Brava, puttanella>>

Si sentì umiliato, privato della sua dignità, e prossimo a vomitare per l’ingente quantità di sperma che lo aveva invaso. Ma aveva anche il pene durissimo, e avvertiva un eccitazione incontrollabile.

Era passata una settimana da allora, e il capo era fuori dalla porta di casa, e stava inserendo le chiavi. Già pregustava quello che lo aspettava, il che era ormai diventata un’abitudine.

Una volta all’interno, trovò lo schiavo per terra, proprio dove l’aveva lasciato. Era legato, sia ai polsi che alle caviglie, ed era a pancia all’aria. Non appena lo vide, mugulò, ricordandogli un cagnolino.

Gli mostrò la busta che aveva in mano, piena di oggetti erotici che aveva acquistato, ma in quel momento non aveva voglia di usarli.

Si sedette sul divano, si tolse le scarpe, e accese la televisione.

Poi, senza degnare di ulteriori sguardi lo schiavo, gli mise i piedi in faccia, e cominciò a rilassarsi.

Carlo quella mattina si era svegliato con un umore molto diverso dal solito. Le ultime due settimane erano state di gran lunga le più strane della sua vita, e si sentiva confuso.

Da quando il nuovo capo era arrivato al lavoro, e lo aveva subito sottomesso, aveva passato quasi tutti i giorni a fargli da schiavo. Lo aveva chiamato di sera tardi, facendolo andare nel suo appartamento, e anche di mattina presto, per scoparlo prima del lavoro.

Giorno dopo giorno, si era sentito sempre più umiliato, ma anche eccitato in un certo senso. Quando il pene enorme dell’altro gli era entrato nel culo, era stato come se lo avesse risvegliato da un torpore che non sapeva di provare.

Si era sentito raschiato dall’interno, il che era stata una sensazione davvero bella, ma che lo aveva fatto sentire profondamente violato.

Sua moglie era uscita presto per andare al mercato, quindi Carlo si godè un risveglio lento, e poi si andò a fare una doccia.

Aveva cominciato a lavarsi quando sentì il telefono squillare.

Decise di fregarsene; chiunque fosse, poteva aspettare dieci minuti.

Una volta finito di squillare, il cellulare riprese subito, dopo appena tre secondi, e poi una terza volta.

Carlo era furibondo .Chi cazzo era che si permetteva di rompergli così tanto i coglioni?

Uscì dalla doccia, e non appena vide che era stato il capo a chiamarlo, gli venne un brivido, e pensò che gliel’avrebbe fatta pagare per non avergli risposto immediatamente.

Lo richiamò subito, e non appena avvertì la voce gelida del ragazzo dall’altra parte, provò subito una sensazione di lieve timore.

<<Dov’eri finito, Cardarella?>> chiese lui, lapidario.

<<Stavo facendo la doccia, capo>> rispose lui con fare un pò remissivo <<Mi dica>>

<<Oggi non si lavora>> lo informò lui << Andiamo fuori città>>

<<Come?>> chiese subito lui. Da un lato era contento di non dover lavorare, quella mattina, ma dall’altro non sapeva se il capo volesse tirargli qualche tiro mancino.

<<Basta inutili domande>> lo bloccò subito l’uomo <<Fra dieci minuti fatti trovare fuori di casa>>

Detto questo, chiuse la conversazione senza avvisare.

Carlo sbuffò, ma corse subito a finire la doccia e a prepararsi, perchè sapeva di non potersi permettere di fare tardi.

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