SESSO OMOSESSUALE: IMPROVVISAMENTE BISESSUALE 3

Ecco la terza parte del romanzo omosessuale “IMPROVVISAMENTE BISESSUALE”!

Uomo omosessuale con torace scoperto, alla ricerca della propria bisessualità
Muscular and sexy torso of young man having perfect abs, bicep and chest. Male hunk with athletic body. Fitness concept.

Un racconto di sesso omosessuale, ma anche di ricerca del proprio orientamento sessuale, della definizione della propria bisessualità o pansessualità!

Carlo è un omosessuale doc, ma ancora non lo sa. Il narcisismo della moglie lo mette spesso a rischio, e gli rende ancora più difficile dare una definizione della propria omosessualità, anche perchè i genitori non conoscono assolutamente la differenza rispetto alla pansessualità, e non accettano nulla di tutto ciò.

Roberto è un barista che ha già cercato a lungo la propria sessualità, scoprendo che le donne non gli interessano, e che è un omosessuale doc. Vedendo Carlo così bassino e carino, il pensiero di diventare due genitori omosessuali lo sfiora, e improvvisamente si immagina il futuro con Carlo, pieno di amore gay e sesso omosessuale. Ma Letizia, la moglie di Carlo ovviamente non é d’accordo!

Venti minuti dopo, stava barcollando sul vialetto.

Rise, pensando a quanto assurda era stata quella serata. Camminò piano verso la porta, cercando di non cadere, quando quest’ultima si spalancò, rivelando la figura di Letizia, che indossava il suo solito pigiamino rosa confetto.

A Carlo salì l’ansia. Era sicuro che lo attendesse una ramanzina da manuale, e per questo rimase stupito quando vide un sorriso sul volto della moglie.

<<Caro….>> esordì lei, andandogli incontro. Gli mise un braccio intorno al collo, e lo accompagnò dentro. Poi lo condusse in sala da pranzo, ed insieme si misero sul divano.

Carlo non disse nulla, attendendo di sentire prima Letizia.

Quest’ultima gli lanciò uno sguardo colpevole.

<<Mi dispiace. Mi sono comportata da stupida. Era ovvio che tu avessi bisogno di una serata di svago, una volta tanto>>

Lui si sentiva in una dimensione parallela, sia per l’alcool che aveva in corpo, che per la reazione inaspettata della moglie.

Sorrise, rinfrancato.

<<Non fa niente, cara…è tutto apposto ora…>>

Lei allargò il suo sorriso, e fece un’espressione ancor più distesa.

Si fece avanti, e lo baciò sulla bocca.

Lui rispose con passione, e si rese conto di essere molto più eccitato di quando era uscito di casa.

Quando lei cominciò a strusciarsi contro il suo corpo, non gli importò che in un modo o in un altro gliela stava comunque dando vinta.

A metà tra il conscio e l’inconscio, l’unica cosa a cui riusciva a pensare in quel momento, erano delle braccia muscolose, dei tatuaggi, e una mascella scolpita.

Si alzò in piedi e la spinse contro il muro, con il pene che gli si gonfiava sempre di più.

Venticinque minuti dopo, erano entrambi distesi sul letto, ansimanti e con le sinapsi invase dal piacere.

Carlo raccolse le energie, e si alzò per andare in bagno, ancora barcollante.

Letizia attese un paio di secondi dopo che la porta si fu chiusa, poi prese il cellulare, riposto accanto a lei sul comodino, e cominciò a comporre un messaggio su Whats App.

<<Missione compiuta>> inviò al numero di sua madre.

Era sicura di non ricevere una risposta fino alla mattina successiva, quando sentì il telefono vibrare.

<<Brava. Datti da fare, o lo perderai. Solo un bambino consoliderà il vostro rapporto, e non puoi rischiare di perdere tutto. Ricordatelo>>

Letizia poggiò il cellulare sul comodino, e sorrise.

Tutto stava andando secondo i piani. Quando aveva conosciuto Carlo, due anni prima, aveva visto in lui simpatia e intelligenza, ma soprattutto un occasione. Da quel momento in poi era stata tutto quello che era necessario essere: comprensiva, vogliosa di fare sesso, e gentile con lui. E dopo una fatica del genere, non avrebbe lasciato che niente e nessuno le impedisse di riscuotere il suo premio.

Un bambino era in arrivo, se lo sentiva. E non vedeva l’ora che quel momento arrivasse.

La mattina dopo, Carlo si alzò ancora intontito. Non erano ancora le sette, e la moglie dormiva ancora profondamente. Si buttò sotto la doccia, e con l’acqua calda che inebriava il suo corpo, cercò di mettere ordine nei suoi pensieri.

Ok, la sera prima aveva provato emozioni inedite. E possenti, e piene. Ma ciò non voleva dire nulla. D’altronde era ubriaco, e quindi le sue sensazioni non erano da prendere come oro colato.

Uscì dalla doccia, e si osservò allo specchio. Goccioline d’acqua bagnavano il suo corpo muscoloso, mentre il suo sguardo lo osservava dal vetro.

Quasi sussultò: era lo stesso di sempre; capelli scuri, occhi di un grigio riflessivo, e nasone; pettorali possenti, addominali foderati da un piccolo strato di grasso, e barba rada ed ordinata.

Ma si sentiva diverso, ed in qualche modo, si vedeva diverso.

Qualcosa era cambiato, ma non sapeva ancora cosa.

Mezz’ora dopo, scese dall’autobus.

Per prima cosa andò a controllare la macchina, lasciata lì la sera prima. Tirò un sospiro di sollievo nel vedere che nessuno l’aveva rubata.

Poi osservò da un lato della strada, e vide che il bar dove andava di solito aveva riaperto. Per un piccolo istante, provò una sensazione forte, troppo simile alla delusione per poterla ignorare.

Si voltò dall’altro lato, e vide il cafè dove era andato il giorno prima.

Non ci riflettè un attimo.

Attraversò, e varcò la soglia del locale.

Le lucette della sera precedente erano sparite, e l’ambiente era ritornato sobrio, ma sempre molto carino.

Al bancone c’erano due clienti, un uomo e una donna. Entrambi stavano sorseggiando il loro caffè, mentre il barista parlava con il primo. Carlo notò subito che stava sorridendo a trentadue denti.

Non appena lo vide, gli fece un cenno con la mano. Lui si sistemò al bancone, e attese che quello arrivasse.

Roberto continuò a parlare con l’altro cliente per una decina di secondi, poi si diresse da Carlo.

<<Buongiorno>> gli disse, con la solita giovialità.

<<Buongiorno>> rispose lui, sorridendogli.

Roberto gli lanciò un’occhiata sorniona.

<<Ti sei rimesso dopo ieri sera?>>

Carlo scoppiò a ridere.

<<Eh…a proposito di questo…credo di non essere stato al mio massimo…ti chiedo scusa se ho perso un pò il controllo>>

L’altro gli si avvicinò, e gli diede una manata sulla spalla.

<<Non devi scusarti…capita a tutti ogni tanto…specialmente in questo locale…e onestamente…saresti potuto essere molto più molesto, e non mi sarei posto problemi>>

Carlo rimase esterefatto. Cosa stava succedendo? Roberto stava flirtando, o era tutto nella sua mente?

<<Ah si? Non ti ha infastidito il nostro abbraccio?>> aggiunse poi abbassando la voce.

Roberto sorrise, e si protese in avanti, arrivando a meno di venti centimetri dal suo viso.

<<Decisamente no>>

Carlo distolse immediatamente lo sguardo, molto imbarazzato. L’altro se ne accorse, e cambiò subito discorso.

<<Allora, cosa ti servo?>>

<<Un cappuccino e un cornetto, grazie>>

<<Subito, carissimo!>> replicò l’altro, a voce alta.

Si voltò, e cominciò a trafficare.

Carlo ebbe qualche istante per processare le parole di Roberto. Ormai era chiaro che stava accadendo qualcosa tra loro, ma era così strano per lui che non riusciva nemmeno a capire se gli facesse piacere o no. Poi ripensò a come si stava comportando, e si diede dello stupido da solo: era ovvio che gli facesse piacere, o non sarebbe mai tornato in quel bar.

Qualche istante dopo, Roberto tornò da lui con in mano un cornetto, e il cappuccino. Carlo notò subito che con la schiuma c’era scritto il suo nome.

Sorrise all’altro, e quello gli fece un occhiolino.

<<Roberto?>> chiamò l’altro cliente.

Il barista si diresse subito da lui, lasciando Carlo da solo.

Quest’ultimo mangiò il cornetto lentamente, mentre guardava i due parlare amichevolmente. L’altro uomo era leggermente effeminato, con tratti piacevoli. Chiacchieravano di sport, ma era evidente che fosse interessato a Roberto.

Una volta che ebbe finito anche il cappuccino, si avvicinò alla cassa per pagare.

Il barista lo raggiunse subito.

<<Te ne vai già?>> gli chiese un pò deluso.

Carlo scosse le spalle.

<<Purtroppo devo lavorare>>

L’altro annuì, e fece il conto. Una volta ricevuto il denaro, rimase un paio di istanti in attesa, come se stesse cercando il coraggio per fare qualcosa.

<<Cosa fai stasera?>> gli chiese poi, con un’espressione un pò imbarazzata.

Carlo rimase di stucco.

<<Perchè?>> chiese semplicemente.

L’altro si spostò un pò a destra e a sinistra, sempre più imbarazzato.

<<Stasera il locale è chiuso, e io sono libero. Pensavo che magari potremmo uscire>>

Per Carlo fu come ricevere una botta dritta in faccia. Non aveva nessuna idea di cosa rispondere. Se avesse detto di sì, sarebbe stato come ammettere che gli piaceva? O poteva essere una specie di uscita fra amici, o almeno, poteva essere spacciata per tale?

<<Certo>> rispose però senza pensarci,e un istante dopo si rese conto che aveva fatto un errore. Si era dimenticato che quella sera aveva una cena con sua moglie e degli amici.

Roberto fece un sorrisone, e quando lo vide così contento, il cuore di Carlo saltò un battito.

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