MASTER SLAVE SWITCH, PADRONE SCHIAVO GAY

Gay prison Love, la storia di un uomo etero che finendo in prigione comincia una relazione master slave e switch con un ragazzo sudamericano molto muscoloso, che diventa rapidamente il suo padrone gay, mettendolo sotto completamente!

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Francisco era arrivato in prigione da dieci minuti, e già si sentiva in trappola.

La sua cella era di 2 metri quadrati, e ospitava giusto due letti a castello, un lavandino e un gabinetto.

La prigione era appena stata ristrutturata per accogliere nuovi detenuti, e visto che si trovava nei dintorni di Los Angeles, era probabile che il compagno di cella di Francisco sarebbe stato un latino.

Mentre attendeva l’arrivo di quest’ultimo, camminava nervosamente nella cella, immaginando che tipo sarebbe stato il suo compagno di stanza. Sperò di non trovarsi con un tatuato facente parte di qualche gang, e soprattutto pregò che non fosse un gay aggressivo.

Francisco era un colletto bianco, un dirigente di alto livello in una multinazionale di bevande zuccherate. Ma era bastata una sola decisione di merda a farlo finire nei casini.

Gli avevano promesso centocinquantamila dollari per un’unica soffiata, e lui aveva accettato. Ovviamente era tutto finito a puttane, e ora lui si ritrovava con una condanna di 3 anni da scontare.

In quel momento sentì arrivare qualcuno dal corridoio, e cercò di guardare tra le sbarre per vedere chi fosse..

Un agente stava accompagnando un detenuto ammanettato, un latino non più alto di uno e settantacinque, e sui trentacinque anni. Appena lo vide, gli ricordò molto Jon Bernthal, l’attore della prima stagione di The Walking Dead e The Punisher. 

Aveva un viso scolpito, con mascella e naso pronunciati, e orecchie un pò a sventola. I suoi occhi neri si dirigevano da una parte all’altra, e quando incrociò quelli di Francisco, lui ebbe la tentazione di abbassare lo sguardo.

Resistette, e notò che quello lo stava squadrando da capo a piedi.

Cosa aveva da guardare? Francisco era più alto di lui, sopra il metro e ottantacinque, ma si sentiva in qualche modo intimidito.

<<Perez, hai un compagno di cella!>> annunciò la guardia, aprendo la porta della cella, e facendo cenno a Francisco di stare indietro.

La guardia fece entrare il detenuto, e poi lanciò uno sguardo ai due.

<<Mi raccomando, non rendetemi il lavoro più difficile, o finite dritti dritti in isolamento.>>

Francisco annuì, mentre l’altro non diceva nulla. 

Una volta che la guardia se ne fu andata, Francisco rimase in attesa qualche istante, poi andò dall’uomo e tese la mano in avanti.

<<Io sono Francisco, piacere di conoscerti>>

Quello gli rivolse uno sguardo di sufficienza, e rispose con forte accento messicano.

<<Eduardo>>

L’uomo non attese una risposta, ma si mise a ispezionare la cella. Dopo aver dato uno sguardo alla toilette e al lavabo, osservò i letti, e dopo essersi conto che quello inferiore era occupato, usò la scaletta per salire sul giaciglio superiore.

Si stese, a braccia incrociate e con lo sguardo rivolto verso l’alto.

Eduardo rimase sdraiato sul letto senza dire nulla per le ore successive, mentre Francisco intervallava momenti in cui camminava nervosamente ad altri in cui si rilassava sul materasso.

Ogni tanto aveva lanciato un’occhiata all’altro, ma Eduardo sembrava molto poco incline a chiacchierare, quindi non aveva insistito, per il momento.

Solo quando arrivò la guardia per il rancio, ed ebbe passato i due vassoi tra le sbarre, Eduardo si decise a muoversi. 

Scese dal letto veloce  come un lampo, e arrivò alle sbarre ancora prima di Francisco, che era al letto di sotto, ma si era mosso più lentamente.

L’uomo afferrò il vassoio dalle sbarre, rivolgendo solo un rapido sguardo alla guardia.

In quel momento, mentre si alzava dal letto, Francisco osservò il sedere di Eduardo per un istante, quasi senza volerlo, e rimase impressionato. Era estremamente definito, sicuramente più del suo che comunque non era male, e sembrava scolpito come in una statua greca.

Quando si voltò per tornare al suo letto con il vassoio, lo osservò per un attimo negli occhi.

Era uno sguardo superficiale, di sfuggita, ma qualcosa colpì Francisco, probabilmente il colore dei suoi occhi, verde scuro che da una certa angolazione diventava brillante…….

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