MASTER SLAVE GAY STORY- INCONTRO VENETO IN SEGRETO
Oggi vi propongo la storia di un ragazzo omosessuale veneto che si chiama Tommy, fidanzato seriamente ma che a quanto pare non riesce a essere fedele, e anzi si diverte nei parcheggi!

LA STORIA PORNO GAY MASTER SLAVE
“Buonasera a tutti, mi chiamo Tommy, vivo in Veneto e ho un fidanzato da 4 anni. Non mi posso lamentare, facciamo tutto insieme compresi i viaggi, e lui mi supporta anche nel lavoro.Fino a pochi giorni fa ero convintissimo di essere felice, col mio boy, e il sesso che facciamo lo pensavo ottimo. Poi una sera, stavo tornando a casa da lavoro, e mi viene in mente un parcheggio di scambisti di cui mi ha parlato un amico, e decido di fare una deviazione.
Li le macchine si accostano, io mi sono fermato e mi sono acceso una sigaretta mentre aspettavo. Si avvicina un vecchio con la macchina e mi metto a ridere, poi viene uno con un camioncino e li ero incuriosito perchè l’ho visto dentro la macchina e sembrava molto carino.
Gli faccio cenno, lui parcheggia e sale in macchina. Mi sembrava l’inizio di un film porno che ho visto e l’ho fatto salire. Molto bello, con la barba rossiccia e tatuaggi, molto piu grosso di me. Non ha detto nè ciao nè niente, ma solo: succhi?
Io ho detto di si come se niente fosse, e per questa cosa poi ho avuto sensi di colpa ma sul momento me la sono goduta tantissimo. Ha abbassato i pantaloni e l’ha tirato fuori, ed è enorme, più del mio ragazzo. Subito ho abbassato la testa e l’ho preso in bocca, e ho leccato con tutta la lingua.
Lui diceva “brava troia” “brava puttana” “vai puttana lo sai che sei proprio una troia?”
Io , incredibile, mi eccitavo sempre di piu, e ho cominciato a toccarmi. Lui ha detto” ferma troia decido io quando”.
Io ho obbedito, assurdo, litigo col mio ragazzo per molto meno e poi obbedisco a questo che manco conosco. Mi sono sentito uno schiavo e lui il padrone, e la cosa mi ha arrapato.
Ho continuato a succhiare e lui diceva troia e mi stringeva i capezzoli.
Poi ha sborrato e senza avvisarmi il che è sbagliato ma a me ha fatto piacere, e ho anche detto ” quanta ne hai fatta wow” e quasi lo ringraziavo. Lui ha detto sei una brava troia mi pulisci le scarpe ora?
Io mi sono sentito davvero una troia ma gli ho detto si, non giudicatemi per favore. Mi sono chinato e con dei fazzoletti che avevo gli ho pulito le scarpe.
Ha detto bravo, mi ha fermato dopo poco.
“Mi bastava il gesto, vuoi essere mio schiavo? sei carino” mi ha detto
Io ci ho pensato poi ho detto si, lui mi ha detto di prendermi il numero suo che doveva tornare a casa dalla moglie. Me lo sono preso e ho chiesto come si chiamava. Ha risposto che si chiama Francesco, e me lo sono salvato sul cellulare. Lui mi ha sorriso e ha detto che non vede l’ora di scoparmi, e mi ha chiesto ” quindi sei il mio schiavo, troia?”
Io ho risposto di si imbarazzato ma eccitato e lui ha detto bravo!! E’ sceso e allora io mi sono fatto una sega perchè ero troppo eccitato. Pieno di sensi di colpa me ne sono tornato a casa. Poi ci siamo rivisti ma è lunga, mi fa piacere averlo come amico ed essere il suo slave, però può funzionare continuando la mia storia? Io spero tanto di si, mi eccita sentirmi troia”
OPINIONI SU QUESTO IN SEGRETO OMOEROTISMO VENETO MASTER SLAVE
Io non so mai cosa pensare quando leggo di tradimenti, perchè sono contrario ma penso che uno se vuole fare una cosa non possa trattenersi a lungo, poi i parcheggi gay e di scambisti da quello che sento vanno sempre più di moda!
Io chiuderei la relazione comunque, perchè evidentemente il ragazzo non può dargli il tipo di relazione master slave switch che vorrebbe lui. E voi cosa ne pensate?
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Un viaggio chiamato amore
Marco si considerava un cittadino del mondo. Nato e cresciuto a Venezia, si era spostato più volte tra le città del Nord Italia per lavoro e studio, accumulando esperienze che lo avevano formato. Nonostante fosse sempre in movimento, sentiva di non appartenere completamente a nessun luogo. Venezia era la sua casa d’infanzia, Milano il suo sogno lavorativo, Bologna un rifugio temporaneo. Ogni città aveva lasciato un segno, ma nessuna gli aveva ancora dato quello che cercava davvero: una connessione profonda, un amore che lo facesse sentire al suo posto.
L’inizio del viaggio
Era un pomeriggio d’inverno quando Marco, annoiato dalla monotonia di una giornata lavorativa, decise di iscriversi a un’app di incontri. Non era una novità per lui, ma di solito perdeva interesse dopo qualche giorno. Questa volta, però, era diverso. Si trovava a Milano per lavoro e aveva sentito parlare della vivace scena gay della città. Perché non provare?
Scorrendo i profili, notò un ragazzo che attirò immediatamente la sua attenzione: Alessandro, 29 anni, appassionato di viaggi e cinema. La foto del profilo mostrava un sorriso aperto, un viso sincero. Senza pensarci troppo, Marco inviò un messaggio.
“Ciao Alessandro! Vedo che anche tu ami viaggiare. Qual è stato il tuo ultimo viaggio?”
La risposta arrivò quasi subito. “Ciao Marco! L’ultimo viaggio è stato a Venezia. Amo quella città. E tu?”
Quella conversazione fluì in modo naturale, come se si conoscessero da anni. Alessandro viveva a Sondrio, ma si trovava spesso a Milano per lavoro. Marco si sentì subito attratto dalla sua spontaneità e dal modo in cui parlava dei suoi sogni. Dopo qualche giorno di messaggi, decisero di incontrarsi.
Il primo incontro a Milano
Si trovarono in un piccolo caffè nel quartiere di Porta Venezia, un punto di riferimento per la comunità gay di Milano. Marco era nervoso. Nonostante avesse avuto relazioni in passato, ogni nuovo incontro portava con sé un misto di ansia ed eccitazione. Quando Alessandro arrivò, però, il nervosismo svanì. Era esattamente come lo aveva immaginato: sorridente, sicuro di sé, con un’aura calda e accogliente.
Passarono ore a parlare, scambiandosi racconti di vita. Alessandro parlò della sua passione per la montagna, delle escursioni a Como e delle sue giornate di lavoro a Novara. Marco, invece, raccontò dei suoi anni a Venezia, delle feste a Bologna e delle passeggiate serali a Vicenza.
“Quindi sei sempre in viaggio,” osservò Alessandro con un sorriso. “Ma c’è un posto che chiami casa?”
Marco ci pensò un attimo. “Non lo so. Forse non l’ho ancora trovato.”
Alessandro lo guardò intensamente, quasi come se avesse una risposta pronta. “Forse non è un luogo. Forse è una persona.”
Un weekend a Venezia
Dopo qualche settimana di appuntamenti a Milano, Marco propose un’idea: un weekend insieme a Venezia. Alessandro accettò con entusiasmo. Arrivarono di venerdì sera, il vento salmastro che portava con sé il profumo del mare.
Passeggiarono tra le calli silenziose, lontano dai turisti, e si fermarono su un ponte per osservare le gondole che scivolavano sotto di loro. Marco si sentiva in pace, una sensazione che non provava da tempo.
“Questo è uno dei miei posti preferiti,” disse Marco, indicando una piccola piazza illuminata da una lampada solitaria. “Venivo qui da ragazzo per pensare. Mi faceva sentire meno solo.”
Alessandro si avvicinò e gli prese la mano. “Non sei più solo, Marco.”
Fu in quel momento che Marco si rese conto di provare qualcosa di profondo. Non era solo attrazione. Era un sentimento che cresceva, un desiderio di costruire qualcosa insieme.
Le complicazioni
Tornati a Milano, le cose tra loro sembravano perfette. Ma come in ogni storia d’amore, non mancavano le complicazioni. Alessandro viveva a Sondrio e, nonostante i frequenti viaggi a Milano, iniziò a sentire il peso della distanza. Marco, d’altra parte, era un nomade per natura, sempre pronto a spostarsi per lavoro o per un nuovo progetto.
Una sera, mentre cenavano insieme, Alessandro sollevò il tema. “Marco, mi piace stare con te, ma non posso continuare a vivere questa relazione tra treni e weekend rubati. Ho bisogno di stabilità.”
Marco si sentì colpito. Non aveva mai pensato a cosa significasse una relazione stabile. Per lui, l’amore era sempre stato qualcosa di fugace, una parentesi tra un viaggio e l’altro. Ma con Alessandro, tutto sembrava diverso.
“Non voglio perderti,” disse Marco, guardandolo negli occhi. “Dimmi cosa devo fare.”
La svolta a Bologna
Decisero di prendersi una pausa per riflettere. Durante quel periodo, Marco si ritrovò a Bologna per un progetto lavorativo. Era una città che aveva sempre amato per la sua atmosfera accogliente e la vivace comunità LGBTQ+. Una sera, durante un evento dedicato agli incontri gay, incontrò un vecchio amico, Luca.
Luca, originario di Padova, era un tipo solare e sempre pronto a dare consigli. Quando Marco gli raccontò della sua situazione con Alessandro, Luca gli disse qualcosa che lo fece riflettere. “Marco, l’amore vero richiede compromessi. Se vuoi davvero stare con lui, devi essere disposto a cambiare qualcosa della tua vita.”
Quelle parole risuonarono nella mente di Marco per giorni. Si rese conto che non poteva continuare a scappare. Doveva scegliere.
Un nuovo inizio a Vicenza
Dopo settimane di riflessione, Marco prese una decisione. Chiamò Alessandro e gli propose di incontrarsi a Vicenza, a metà strada tra Milano e Sondrio. Alessandro accettò, curioso di sapere cosa avesse in mente Marco.
Si ritrovarono in una piazza tranquilla, con il sole che tramontava all’orizzonte. Marco prese le mani di Alessandro tra le sue e gli disse: “Non voglio più scappare. Voglio costruire qualcosa con te. Se significa stabilirmi, allora lo farò. Perché tu sei la mia casa.”
Alessandro lo guardò incredulo, poi gli sorrise. “Non ti chiederò mai di rinunciare a chi sei. Ma sapere che vuoi stare con me, che sei disposto a fare questo passo, significa tutto.”
Una vita insieme
Decisero di trasferirsi insieme a Milano, una città che rappresentava una nuova partenza per entrambi. Trovarono un appartamento vicino a Porta Venezia, dove tutto era iniziato, e iniziarono a costruire una vita insieme.
Tra cene romantiche, serate con amici e viaggi improvvisati a Como, Novara e Bologna, la loro relazione si rafforzò giorno dopo giorno. Marco scoprì che, per quanto amasse viaggiare, non aveva bisogno di cercare altrove ciò che aveva trovato in Alessandro.
E così, sotto il cielo del Nord Italia, due anime si incontrarono e trovarono il loro posto nel mondo. Non un luogo, ma l’amore che condividevano.

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