SOTT CAPO 3 LIBRI OMOSESSUALITA’ MASCHILE

Vi presento la terza parte del libro SOTTOMESSO AL MIO CAPO! Carlo si lascia andare sempre di più al suo giovane capo, libri omosessualità maschile gay h, leggi subito!

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Era passata una settimana da allora, e il capo era fuori dalla porta di casa, e stava inserendo le chiavi. Già pregustava quello che lo aspettava, il che era ormai diventata un’abitudine.

Una volta all’interno, trovò lo schiavo per terra, proprio dove l’aveva lasciato. Era legato, sia ai polsi che alle caviglie, ed era a pancia all’aria. Non appena lo vide, mugulò, ricordandogli un cagnolino.

Gli mostrò la busta che aveva in mano, piena di oggetti erotici che aveva acquistato, ma in quel momento non aveva voglia di usarli.

Si sedette sul divano, si tolse le scarpe, e accese la televisione.

Poi, senza degnare di ulteriori sguardi lo schiavo, gli mise i piedi in faccia, e cominciò a rilassarsi.

Carlo quella mattina si era svegliato con un umore molto diverso dal solito. Le ultime due settimane erano state di gran lunga le più strane della sua vita, e si sentiva confuso.

Da quando il nuovo capo era arrivato al lavoro, e lo aveva subito sottomesso, aveva passato quasi tutti i giorni a fargli da schiavo. Lo aveva chiamato di sera tardi, facendolo andare nel suo appartamento, e anche di mattina presto, per scoparlo prima del lavoro.

Giorno dopo giorno, si era sentito sempre più umiliato, ma anche eccitato in un certo senso. Quando il pene enorme dell’altro gli era entrato nel culo, era stato come se lo avesse risvegliato da un torpore che non sapeva di provare.

Si era sentito raschiato dall’interno, il che era stata una sensazione davvero bella, ma che lo aveva fatto sentire profondamente violato.

Sua moglie era uscita presto per andare al mercato, quindi Carlo si godè un risveglio lento, e poi si andò a fare una doccia.

Aveva cominciato a lavarsi quando sentì il telefono squillare.

Decise di fregarsene; chiunque fosse, poteva aspettare dieci minuti.

Una volta finito di squillare, il cellulare riprese subito, dopo appena tre secondi, e poi una terza volta.

Carlo era furibondo .Chi cazzo era che si permetteva di rompergli così tanto i coglioni?

Uscì dalla doccia, e non appena vide che era stato il capo a chiamarlo, gli venne un brivido, e pensò che gliel’avrebbe fatta pagare per non avergli risposto immediatamente.

Lo richiamò subito, e non appena avvertì la voce gelida del ragazzo dall’altra parte, provò subito una sensazione di lieve timore.

<<Dov’eri finito, Cardarella?>> chiese lui, lapidario.

<<Stavo facendo la doccia, capo>> rispose lui con fare un pò remissivo <<Mi dica>>

<<Oggi non si lavora>> lo informò lui << Andiamo fuori città>>

<<Come?>> chiese subito lui. Da un lato era contento di non dover lavorare, quella mattina, ma dall’altro non sapeva se il capo volesse tirargli qualche tiro mancino.

<<Basta inutili domande>> lo bloccò subito l’uomo <<Fra dieci minuti fatti trovare fuori di casa>>

Detto questo, chiuse la conversazione senza avvisare.

Carlo sbuffò, ma corse subito a finire la doccia e a prepararsi, perchè sapeva di non potersi permettere di fare tardi.

Otto minuti dopo, era fuori dalla porta. Stava riflettendo su quell’assurda situazione, e su quanto lo facesse irritare, quando vide la grande auto del capo entrare nella sua via.

Quello si fermò davanti a casa sua, e gli fece cenno di entrare.

Una volta entrato, vide il boss seduto dalla parte del guidatore, e anche se erano seduti, notò che come al solito la loro differenza di altezza era evidente.

Quel giorno indossava una camicia di lino ed una giacca nera, dello stesso colore dei suoi lunghi capelli.

<<Salve capo>> salutò Carlo, e l’altro annuì, senza dire nulla, e riprese subito a guidare.

<<Dove stiamo andando?>>

Il ragazzo non disse nulla, ma continuò a percorrere Stanton Street, evidentemente diretto fuori città.

Carlo lo fissò, ma fu ben presto chiaro che l’altro non aveva intenzione di rispondergli.

Così dovette attendere che l’auto si fermasse, e che il capo scendesse.

Carlo lo imitò, e vide che si trovavano in una stradina di campagna, con appezzamenti di terreno alternati a delle casette circondate da vasti giardini.

Erano di fronte ad una di queste ultime.

Il capo si avviò verso il cancello che dava accesso alla proprietà, e dopo aver aperto, lo spalancò.

Lì Carlo ebbe paura: stava per entrare in una casa sperduta con un ragazzo che sapeva già essere sadico e dominante.

Pensò di scappare per un attimo, ma poi cambiò subito idea; non aveva prove degli abusi che il ragazzo gli aveva fatto, mentre lui aveva ancora il video di Carlo che eiaculava in ufficio.

In un attimo avrebbe potuto perdere tutto, se solo l’altro avesse deciso di diffonderlo.

Così, quando il capo entrò nella casetta, lui lo seguì subito, e si ritrovò in un ambiente spartano, con un lungo corridoio che dava su diverse stanze. Il capo prese la terza a destra, che Carlo riconobbe come la camera da letto una volta che ci fu entrato.

Era molto semplice, con due comodini e le rispettive lampade, ed un tappeto da due soldi sul pavimento.

Il ragazzo si voltò verso di lui, e lo guardò intensamente negli occhi.

Carlo si avvicinò timidamente, e vide l’altro che pian piano modificava la sua espressione in un sorriso.

Era sicuramente il preludio a qualcosa di cattivissimo, pensò lui, mentre si avvicinava ancora, ma poi il capo spalancò le braccia, e lo avvolse interamente, attirandolo al suo corpo.( libri omosessualità maschile gay merch hashtag)

Stretto a lui, Carlo si sentì improvvisamente calmo. Le sue fortissime braccia lo cingevano, e lo costringevano a guardare verso l’alto, dove la grande faccia del capo lo osservava, ancora sorridendo.

Si fece in giu, e lo baciò dolcemente. La bocca di Carlo all’inizio era chiusa, ma il capo con le sue labbrone la spalancò, e ci inserì all’interno la lingua.

Cercò subito quella di Carlo, e una volta trovata la catturò, abbarbicandosi ad essa.

Il capo cominciò a sfiorargli i capezzoli, e subito il suo pene diventò duro. Si sentiva totalmente preda di lui, eppure stavolta la sensazione era diversa, perchè si sentiva anche coccolato, e al sicuro.

<<Stenditi, piccolo>> esclamò il capo, divincolandosi improvvisamente dall’abbraccio.

Carlo obbedì senza dire nulla, e si buttò sul letto. Non sapeva cosa aspettarsi, ma non rimase sorpreso quando il ragazzo gli abbassò i pantaloni da dietro, e cominciò ad accarezzare il suo culo sodo.

<<Ora rilassati, caro>> esclamò lui, con un tono dolcissimo. ( libri omosessualità maschile)

Carlo spalancò il sedere, perchè aveva imparato nelle settimane precedenti che se dilatava il più possibile il suo buco, sentiva più piacere e molto meno dolore.

Ma questa volta, non sentì entrare il pene del ragazzo, ma qualcosa di freddo e durissimo.

Voltò la testa, ma subito una mano del capo gliela schiacciò contro il letto, impedendogli di muoversi.

<<Stai fermo>> gli intimò lui, e Carlo cercò di obbedire il più possibile.

Avvertì l’oggetto sconosciuto che gli si infilava sempre più in profondità, e quando raggiunse la sua prostata, accadde qualcosa.

Gli sembrò di venire artigliato da braccetti meccanici, e immediatamente sentì una sensazione di intensissimo piacere.

<<AAAAAAAAAAAAAH>> urlò a perdifiato, senza avere la possibilità di muoversi.

Sentì il capo ridere dietro, mentre lui era terrorizzato, e non capiva cosa stesse accadendo.

Poi, improvvisamente, la sensazione cessò del tutto.

Carlo non aveva nemmeno la forza di alzarsi dal letto. Rimase a testa in giù, sconvolto da così tanto piacere.

<<Riposati>> esclamò il ragazzo, con tono premuroso.

Carlo provò a muoversi, ma gli ci volle qualche istante per riuscire a voltarsi. Quando il sedere poggiò sul letto, lui ebbe un’istante di terrore, temendo che con la sollecitazione il piacere immenso sarebbe ricominciato.

In piedi, di fronte a lui, c’era il capo, più imponente e dominante che mai.

<<Ti è piaciuto?>> gli chiese ridendo. Carlo notò che aveva in mano un oggetto metallico rettangolare, che sembrava una specie di telecomando.

<<Ora basta>> sussurrò lui <<Non mi importa delle conseguenze, ma ho finito. Hai superato il limite>>

Il ragazzo rise ancora di più. Rimase a fissarlo, battendo il grosso piede sul pavimento, mentre il suo bacino stretto ma muscoloso ondeggiava un pò.

<<Ancora non hai capito che sei mio?>> esclamò quello, sogghignando. Poi premette un bottone, e l’effetto fu immediato.

L’espressione di Carlo cambiò immediatamente, passando dal rabbioso allo spaventatissimo.

Una debole scarica elettrica gli attraversò l’ano, dandogli un dolore brevissimo ma intenso, che lo fece destabilizzare e cadere sul pavimento.

Carlo rimase a terra, di nuovo troppo stanco per muoversi.

Allora il capo, che stava di fronte a lui, si tolse le scarpe e poi i calzini, e piazzò i piedi ad un centimetro dalla sua faccia.

<<Lecca>> gli intimò poi.

Carlo obbedì senza pensarci. Avvicinò la lingua al piede destro, e cominciò a leccare l’alluce.

<<Mmmm>> esclamò il ragazzo, esagerando la sua reazione <<Sei proprio brava, schiava>> aggiunse poi, infilandogli il dito in bocca ancora di più.

Lo lasciò così per un minutino, a leccare la zona fra le dita, e poi si abbassò, e gli afferrò i capelli.

<<Alzati>> esclamò poi, perentorio, tirandolo leggermente in su.

Carlo obbedì, ormai impossibilitato a reagire.

Quando fu in piedi, tenne lo sguardo abbassato, ma il capo gli afferrò la faccia dal mento, costringendolo a guardarlo.

<<Non voglio che stai male>> gli disse poi a bassa voce, notando il suo sguardo triste <<Forse non ci crederai, ma ti ho scelto perchè mi piaci moltissimo. Ti ho voluto far provare come sarebbe essere il mio schiavo, ma non voglio costringerti>>

A Carlo si illuminarono gli occhi: che stesse dicendo la verità, almeno questa volta?

<<Oggi ci divertiamo, e alla fine della giornata ti rimuoverò lo stimolatore, e sarai completamente libero. Non dovrai più fare niente che non ti vada di fare>>

Carlo lo osservò, cercando in tutti i modi di reprimere un sorriso. Non voleva far capire al capo quanto sperasse che fosse vero, altrimenti se la sarebbe goduta ancora di più a deluderlo.

<<Va bene>> disse Carlo, tradendo un pò di emozione, con un mezzo sorriso.

<<Ma ora è il momento di divertirmi>> proclamò il ragazzo, con un’espressione fin troppo vogliosa.

Detto ciò, si tolse la maglietta.

<<Leccami il torace>> gli intimò subito <<Ti avviso, ogni volta che smetti di farlo sarai punito>>

<<Cosa intendi?>> si affrettò a chiedere Carlo, ma ebbe la risposta subito dopo. Il capo premette un bottone, e una nuova scarica elettrica gli attraversò l’ano, questa volta riempiendolo di dolore.

Riuscì a non cadere, e si vergognò moltissimo nel notare che aveva il pene eretto. E guardando il viso cattivo del capo, gli prudeva ancora di più.

Carlo si affrettò a leccare il petto del padrone, e notò che vista la differenza di altezza, gli riusciva estremamente comodo.

Il padrone si slacciò i pantaloni, e rimase col cazzo di fuori, turgido e pieno di sangue.

<<Leccalo>> gli ordinò con tono perentorio, e cominciò a tenere premuto uno dei bottoni.

Carlo avvertì subito un piacere forte ma non troppo intenso, piacevolissimo, che gli invadeva le cavità rettali.

Mugugnò, contento che per una volta il padrone volesse dargli del piacere.

Cominciò a baciare la punta del cazzo, e mentre lo faceva, sentì l’altro mugugnare dal piacere.

<<Continua, troietta>> esclamò il boss, e in quel momento sentì che il piacere aumentava. Erano delle scariche a intermittenza, sempre più forti, ma ancora sopportabili. Gli sembrava di non avere energie, e voleva abbandonarsi al piacere, ma sapeva quale sarebbe stata la conseguenza se non l’avesse soddisfatto.

Leccò sempre più forte, e presto sentì la lingua imperlata dal poco sperma che il pene stava perdendo.

<<Stai leccando tutto, puttana? Ficcalo in gola, muoviti!>>

Il capo afferrò la sua testa con entrambe le mani, e cominciò ad usarla come se fosse una vagina. Andò avanti e indietro, facendo sentire ogni volta il colpo all’uomo, che si sentiva quasi soffocare in alcuni momenti, ma stava godendo come un porco.

Il suo sedere si stava abituando ad essere così tanto sollecitato, e sembrava non averne mai abbastanza.

Ad un certo punto, però, il capo premette un altro bottone, e parte del piacere si trasformò il dolore.

La bocca di Carlo si serrò di scatto, avvolgendo ancora di più il pene.

In quell’istante esplose, rilasciando ingentissime quantità di sborra, e arrivandogli fino alla gola.

Carlo si staccò subito, ancora in preda al dolore, e ricadde per terra. In quell’istante gli venne da starnutire, e quando uscì il muco, si rese conto che aveva un aspetto perlaceo, e pensò subito che la sborra doveva essergli arrivata nel naso.

Tossì e sputò, ed in quel momento accadde.

Fu come se una lama di luce gli si fosse conficcata nella prostata, artigliandolo fino al profondo. Era un piacere immenso, quasi troppo grande da sopportare, e lo lacerò internamente, facendolo piangere.

Si abbandonò, e svenne.

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